Il ritorno di Armstrong

La NASA ha deciso di intraprendere un nuovo programma, che prende il nome dalla dea greca Artemide, sorella gemella di Apollo

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha alzato gli occhi verso il cielo e ha sognato di esplorare quell’infinito oceano di puntini luminosi che chiamiamo spazio.

Molti hanno avuto questa fantasia, ma qualcuno l’ha fatto davvero: dal 1961, quando l’uomo è stato nello spazio per la prima volta, centinaia di astronauti si sono avventurati nel cosmo, spingendosi fino all’allunaggio del 1969.  

Da quel momento, sono terminate le spedizioni umane sul suolo lunare. Solo recentemente, dopo le innumerevoli missioni Apollo, una delle quali aveva portato l’essere umano a camminare sulla Luna, la NASA ha deciso di intraprendere un nuovo programma, che prende il nome dalla dea greca Artemide, sorella gemella di Apollo.

L’obiettivo è un altro sbarco sul nostro satellite naturale, in particolare nella regione del polo sud lunare, che presenterebbe crateri in perenne ombra, che probabilmente costudiscono inalterati fossili molto preziosi per la comunità scientifica.

La prima a partire è stata Artemis I, una missione senza equipaggio, in cui la navicella spaziale Orion è stata inserita in un’orbita lunare per la prima volta, dove è rimasta per circa sei giorni, ed è poi rientrata con successo sulla Terra, atterrando nell’Oceano Pacifico con l’aiuto di un paracadute.

Artemis II, invece, è programmata per il 2026 e sarà la prima missione umana di questo nuovo programma spaziale: in un viaggio di circa dieci giorni, quattro astronauti raggiungeranno la Luna, le orbiteranno attorno e poi faranno ritorno sulla Terra.
Il razzo è già pronto sulla rampa di lancio e la prima finestra di decollo è fissata tra il 6 e l’11 febbraio di quest’anno.

Per molti sarà una prima volta: infatti coloro che hanno meno di una sessantina d’anni non hanno mai visto un essere umano in orbita attorno alla Luna, ma presto potranno avere il privilegio di assistere a questo incredibile avvenimento.

L’obiettivo di Artemis II è testare i sistemi della navicella spaziale e confermare l’affidabilità delle tecnologie, in previsione di un successivo allunaggio e della possibile futura costruzione di basi e insediamenti umani sul suolo lunare.
Inoltre, sarà importante raccogliere dati sui livelli di radiazioni a cui gli astronauti saranno esposti, informazioni fondamentali per le future missioni su Marte.

La Luna, infatti, è solo un trampolino di lancio per acquistare esperienza e testare le abilità umane in un ambiente ostile, in previsione del prossimo grande salto dell’umanità: raggiungere il Pianeta Rosso.