
Venerdì 10 e martedì 21 Aprile le classi seconde del nostro Istituto hanno incontrato Amad Jalloh, accompagnato per l’occasione da Caterina Ramella Gal, operatrice di Caritas Biella, che ha curato il progetto “Umanità in cammino” di cui è parte integrante questo ciclo di incontri.
Amad è un giovane che risiede a Biella da alcuni anni e che è risultato vincitore dell’ultima edizione del concorso Dimmi (diari multimediali migranti) proprio raccontando il suo lungo viaggio di essere umano in cammino.
Ci sono voluti diversi anni prima che Amad decidesse di raccontare la sua storia, soprattutto è stato importante trovare qui a Biella il sostegno di persone amiche e la possibilità di ricostruire la sua vita in un ambiente finalmente sicuro.
Come ha raccontato ai nostri allievi, Amad proviene dalla Sierra Leone, un paese dove, quando lui era ancora bambino (lui è nato il 20 dicembre 1996), era in corso una guerra civile con gruppi governativi e paramilitari che si fronteggiavano sul campo per garantirsi il controllo delle ricchissime regioni minerarie e diamantifere. Una guerra che tra il 1991 e il 2002 ha provocato 70000 morti e 400000 rifugiati. In quel contesto la popolazione locale risultava essere “come pupazzi umani” in ostaggio degli scontri armati che avvenivano con estrema violenza. Anche la famiglia di Amad fu coinvolta in questi scontri, il padre ucciso, gli abitanti del villaggio costretti a lasciare le loro case e poi dispersi. A questo punto per Amad comincia una vita che, per chi è abituato a vivere alle nostre latitudini, ha dell’incredibile, a cominciare dal fatto che a sei anni diventa un bambino soldato, costretto a vedere e a fare ciò che nessun bambino dovrebbe.
Un amaro destino, non scelto, e una vita che sembrerebbe disperata e senza vie di uscita, se non fosse che finalmente una associazione non governativa lo contatta e convince i suoi addestratori-carcerieri a lasciarlo andare e così lui può diventare un meccanico. Ma poi l’epidemia di ebola del 2014 si abbatte sulla Sierra Leone e Amad viene arrestato durante manifestazioni di protesta; riesce a scappare e a questo punto decide di lasciare la Sierra Leone e così comincia il suo lunghissimo viaggio attraverso la Guinea, attraverso il Mali e poi ancora fino ad arrivare all’Algeria e di lì alla Libia, a Sabrata, dove lo aspetta un altro inferno e un “padrone arabo”. Ovviamente in questo viaggio affronta esperienze come quelle di lavori saltuari, arresti da parte di trafficanti o di forze della polizia che spesso sono corrotte e chiedono dei riscatti per rilasciare i prigionieri o li utilizzano per lavori forzati.
Arriva anche il giorno fatidico dell’attraversamento via mare con destinazione l’Italia, una meta che non era nemmeno contemplata quando due anni e migliaia di chilometri prima Amad aveva deciso di lasciare la Sierra Leone. Il viaggio è drammatico, tutti hanno paura e piangono convinti di dover morire finchè un gommone di una ONG non si avvicina e le operazioni di salvataggio hanno finalmente inizio.
Così Amad arriva in Italia e, dopo diverse vicissitudini, approda a Biella, dove si dedica al volontariato, trova un lavoro, conosce nuovi amici, che diventano la sua famiglia, e decide di raccontare la sua storia e queste sono le sue parole:
“Per molti anni i miei occhi hanno visto atrocità che nessun uomo dovrebbe vedere.
Per molti anni le mie orecchie hanno udito lamenti che nessun uomo dovrebbe sentire.
Per molti anni il mio cuore ha sofferto dolori che nessun uomo dovrebbe provare.
Quando sono fuggito dalla Sierra Leone, volevo soprattutto allontanarmi da uomini malvagi
che mi avrebbero lasciato morire in carcere, sapevo cosa lasciavo, ma non sapevo a cosa
andavo incontro.
Avevo solo una certezza: non avevo più nulla da perdere e avevo tutto da guadagnare.
Alle mie spalle ho lasciato uomini spietati e disumani, purtroppo lungo il viaggio ne ho
incontrati altri, altrettanto spietati e disumani.
Non avevo una meta precisa in mente, ma solo il desiderio di fuggire da ingiustizie, dolori e
sofferenze e cercare giustizia, serenità e pace.
Non ho scelto di venire in Italia, il destino ha voluto così e l’Italia mi ha accolto. L’Italia era
l’ultimo obbiettivo che potevo immaginare, sinceramente non sapevo nemmeno dov’era.
Un destino amaro, singolare e strano, ma per alcuni aspetti generoso ha voluto che
diventasse invece il posto dove ora vivo, ho un lavoro, ho degli amici e ho degli affetti.
Dove ho imparato a leggere e a scrivere, perché prima ero analfabeta.
È il luogo dove ho incontrato persone che mi vogliono bene ed a cui voglio bene, che mi
hanno aiutato molto e mi hanno dato anche l’opportunità, la forza ed il coraggio per
raccontare questa storia.
Questo racconto mi auguro possa aiutare tutti a fare comprendere che dietro ad un migrante
si nascondono spesso storie tremende, situazioni atroci, sofferenze inenarrabili, violenze
inaudite.
L’Italia non è il paradiso, ma è il luogo dove la mia vita ha ripreso a scorrere in un modo
normale.
Per me è tanto.
BANI ADAM
FIGLI DI ADAMO
tutti i figli di Adamo formano un solo corpo,
sono della stessa essenza
quando il tempo affligge con il dolore una parte del corpo
anche le altre parti soffrono.
se tu non senti la pena degli altri,
non meriti di essere chiamato Uomo”
I ragazzi hanno ascoltato con estrema attenzione, non c’è stato certamente bisogno di chiedere il silenzio o di richiamarli all’ordine, come a volte accade; tutti hanno trovato le parole di Amad semplici e chiare, toccanti e coinvolgenti. In tutti i presenti non solo le sue parole hanno lasciato tracce profonde, ma anche la gentilezza e la pacatezza con cui le ha pronunciate; quindi, lo ringraziamo per aver voluto condividere con noi un po’ della sua sofferenza e gli auguriamo di poter realizzare tutti i suoi progetti e tutti i suoi desideri.

