L’intervista alla dottoressa Tamiati, la psicologa del nostro Istituto 


In un momento di difficoltà per gli studenti che risentono di tante problematiche legate a questi ultimi due anni di emergenza sanitaria, la presenza di una psicologa a scuola ci sembra particolarmente importante.  
Per questo abbiamo incontrato online la dottoressa Alessandra Tamiati, che da anni collabora con il nostro Istituto e le abbiamo rivolto alcune domande.  


Buongiorno, dottoressa. Innanzitutto, quali sono i motivi principali per cui gli studenti si rivolgono a lei? 

I ragazzi si rivolgono allo sportello d’ascolto per svariati motivi, ma possiamo facilmente riassumere i principali e più frequenti nelle seguenti categorie: problematiche personali (legate al percorso di crescita adolescenziale o a specifiche fragilità personali, scarsa autostima, comportamenti a rischio, difficoltà nel rapporto con i coetanei e nell’entrare nel mondo adulto); criticità familiari (rapporto con i genitori, separazione dei genitori, problematiche particolari e, per lo più, di salute a carico di un familiare); criticità scolastiche (scarse motivazione, attenzione e concentrazione, metodo di studio inadeguato, necessità di rivalutare il percorso scelto).  

Si possono, inoltre, incontrare richieste legate a difficoltà nei rapporti amicali o a specifiche realtà contingenti. Vale la pena ricordare come spesso vi sia una criticità che pesa in maniera preponderante o che si configura quale motivazione “ufficiale” per la presa in carico, ma che porta con sé influenze anche da altri aspetti di fragilità (originaria o alla problematica stessa conseguente). Possiamo, infine, sottolineare come la pandemia (in tutte le sue componenti) abbia fatto emergere tante problematiche fino ad allora gestite in un equilibrio, seppur precario. 


Quindi, in questi anni di emergenza, ha riscontrato un incremento negli studenti che cercano il suo aiuto? 

Sono abitualmente tanti i ragazzi che si rivolgono allo sportello d’ascolto della scuola, con richieste e necessità molto diverse le une dalle altre, che comportano un coinvolgimento più o meno ampio. E’ evidente, in ogni caso, come la pandemia, in tutte le sue componenti, abbia amplificato il disagio che i nostri adolescenti incontrano e devono gestire e, in tanti casi, abbia fatto venire fuori problematiche sommerse, sino a quel momento in qualche modo monitorate. Nell’ultimo anno e mezzo le richieste sono notevolmente aumentate: nei primi mesi del presente anno scolastico abbiamo assistito a un loro incremento indicativamente del 40% (e relative prese in carico).   

I lockdown e le situazioni di isolamento più o meno generalizzato hanno portato a intensificare e incrementare la presenza online dei nostri ragazzi (così come di noi adulti): maggior visibilità, più probabilità di un uso non responsabile e non consapevole, pertanto scorretto, del digitale, ma anche una nuova realtà che si affianca ormai a quella della presenza, offrendo opportunità che fino a qualche anno fa nemmeno avremmo preso in considerazione e che, seppur in maniera diversa e forse non completa, vanno a sopperire a quel vuoto di relazioni, emozioni, esperienze che il Covid ha comportato. Proprio lo sportello d’ascolto ne è esempio: i colloqui, sin dal primo lockdown, si svolgono in videochiamata attraverso la piattaforma Teams (fatta eccezione per esigenze molto specifiche, solo in periodi di contagio rientrato e previo consenso dei responsabili del progetto). I ragazzi dimostrano serietà, capacità di mettersi in discussione e consapevolezza, vivendo il confronto sul canale digitale con la stessa intensità emotiva e di motivazione di quando ci si vede vis a vis. 


Oggi ricorre la Giornata contro il bullismo e il cyberbullismo. Su quali strumenti può contare la nostra scuola per arginare questo fenomeno? 

La nostra scuola è sempre stata molto attenta e sensibile alla maturazione umana, relazionale e civile dei suoi alunni. Ha sempre seguito con un occhio di riguardo la crescita dei nostri adolescenti e la necessità di offrire loro riferimenti per affrontare un possibile disagio, qualsiasi fosse la sua origine.  

Il Servizio di Attenzione alle Problematiche Giovanili si fa carico, in collaborazione con i docenti, di questo delicato obiettivo. Ogni anno, in occasione della Giornata contro bullismo e cyberbullismo, in ogni classe si riflette su questa tematica. Abbiamo poi un insegnante specificamente dedicato a questi temi, la professoressa Maria Grazia Cammarata, referente al bullismo e cyberbullismo, figura istituzionalmente prevista in linea con quanto anche la scuola italiana e la legislazione stanno portando avanti negli ultimi anni. 

La nostra scuola, inoltre, lavora da anni nel tentativo di offrire ai suoi allievi esperienze che contribuiscano alla promozione della capacità critica necessaria per compiere scelte responsabili e dell’empatia e consapevolezza che possono portare a sani stili di vita. Da tempo, porta avanti i progetti di peer education, ultimamente arricchiti dalla componente della peer and media education. Come ricorda Pier Cesare Rivoltella, direttore del CREMIT: “Non educare ai media significa decidere di rinunciare a formare una componente rilevante dei cittadini di domani” (Rivoltella, Il tunnel e il kajak, 2014). Negli ultimi anni, pertanto, i progetti di peer education si sono concentrati sul tema del digitale (che automaticamente si ricollega al tema del cyberbullismo).  

Purtroppo, a causa della pandemia e dell’impossibilità di realizzare attività di gruppo in presenza, il progetto è stato sospeso. Si auspica di poter riprendere il discorso in primavera. Occorre ricordare che un tema come questo richiede attenzione, sensibilità e capacità di mettersi in discussione tutti i giorni dell’anno, e non solo in occasione di una data celebrativa o un evento dedicato. Il nostro Istituto offre un corpo docenti (in tutti i suoi ruoli e componenti) attento e disposto ad ascoltare e accompagnare nel cercare strategie, uno spazio riservato per segnalare eventuali difficoltà e individuare la strada per affrontare la situazione segnalata (lo sportello d’ascolto appunto).  


Un’ultima domanda: come si può arrivare a un colloquio con lei? 

Esistono due modalità con le quali ci si può mettere in contatto con me: può essere un docente a segnalarmi un alunno in difficoltà, anche con l’intermediazione dei referenti del Servizio di Attenzione alle problematiche giovanili presenti all’interno della scuola; oppure, sono i ragazzi stessi a richiedere il mio intervento scrivendo direttamente a me o alla Vicepreside. 


Eleonora Givone, IV F LSSAM