IN VIA DI ESTINZIONE LE VISITE DI ISTRUZIONE?

Un momento della visita d'istruzione  a Barcellonajpg “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, esattamente come è vero che la scuola è un’istituzione fondata sullo studio…ma anche un po’ sul divertimento.

Essa deve affidarsi a diverse strategie per favorire la formazione e l’apprendimento dei suoi studenti; dovrebbe, inoltre, poter contare su un vasto “arsenale” in continuo aggiornamento in grado di ottimizzare la funzione educativa.

Una delle “armi” più efficaci a sua disposizione è la mitica e agognata “visita d’istruzione”. All’inizio di ottobre, quando l’anno scolastico è incominciato da pochi giorni, lo studente medio è già preoccupato non tanto dal faticoso impegno che dovrà profondere nello studio, quanto dall’individuazione di una meta per la “gita” e di qualche insegnante disponibile ad “accompagnare”. Conseguire il secondo obiettivo è un compito ogni anno più arduo. Ma a cosa è dovuta la riluttanza che che molti proff. manifestano di fronte a quella che agli occhi degli studenti appare come la ciliegina sulla torta, il meritatissimo dulcis in fundo dopo mesi di duro e responsabile lavoro sotto grattacieli di libri e giungle di appunti?

Non si può negare, infatti, che la “gita” sia un ineguagliabile ed imparagonabile strumento dalle molteplici risorse: garantisce la possibilità di socializzare con TUTTI i compagni al di fuori del contesto scolastico; di creare un legame più sincero con quelli che dietro una cattedra sono sostanzialmente “professori”, ma extra moenia sono “solo” donne e uomini, spesso  figure a cui appoggiarsi durante le difficoltà, a volte semplicemente amici “più grandi”; di conoscere realtà diverse rispetto a quella vissuta quotidianamente e vedere “cose” che magari, senza la gita,  qualcuno non vedrebbe mai.

Il fatto che la visita d’istruzione, a fronte di tutte queste innegabili positività, sia considerata quasi un tabù e per tanti studenti (più del 50% in Italia) rimanga allo stadio di progetto, è purtroppo spiegabile con la mancanza di risorse che penalizza la scuola italiana: come non comprendere che tanti insegnanti non accettino di accompagnare i propri studenti, pensando che saranno completamente responsabili per tutta la durata del viaggio, 24 ore su 24, di troppi adolescenti ipereccitati e pronti a tutto pur di “divertirsi”? Nel caso delle visite d’istruzione si dovrebbe, per esempio, aumentare il numero di docenti in rapporto a quello degli studenti e avere la possibilità di pianificare viaggi in grado di soddisfare le esigenze formative e didattiche e magari di garantire anche momenti di svago sicuro.

Sarebbe bello allora, che qualcuno pensasse a riformare l’istruzione, rivolgendo la propria attenzione non solo alla didattica “dentro” alla scuola, ma anche alla realtà che c’è oltre ad essa e che deve poter diventare una palestra di esperienze.

Non è, infatti, la maturità a renderci esperti, ma è l’esperienza stessa a farci maturare.

Le gite, rappresentano un’occasione di crescita e, come tali, non è giusto rinunciarvi.

Ulisse ha viaggiato imparando, Colombo ha imparato viaggiando…perchè negarci la possibilità di imparare?

Matteo Fois

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