L’emancipazione femminile vista attraverso i Giochi Olimpici in viaggio…

Cammino sul marciapiede particolarmente affollato di una calda giornata e osservo le persone che incontro. I raggi del sole illuminano il sorriso di un bambino entusiasta del gelato che tiene tra le mani, il vento primaverile dà vita ai capelli castani che incorniciano il volto di una giovane ragazza ferma a guardare la vetrina di un negozio. Un uomo vestito con un abito gessato nero e intento a parlare animatamente al telefono mi taglia la strada. Sono dunque costretta a fermarmi e il mio sguardo si sofferma sul cartello che indica una fermata della metropolitana. Decido d’istinto di prendere le scale mobili e di mescolarmi con la frenesia che ora mi circonda. Alcuni turisti sono alla ricerca della linea che porterà loro alla destinazione scelta, altre persone si spostano convinte perché abituate a svoltare in quel preciso corridoio e a salire proprio su quella determinata linea. Al contrario io non ho una particolare meta ma semplicemente la voglia e la curiosità di vivere le esperienze che la vita mi propone. Essa le propone e poi sta a me scegliere se coglierle. Ecco che vedo arrivare al binario poco distante da me la linea 16, non conosco il luogo nel quale è diretta, ma colgo questa occasione ed elettrizzata salgo.

 

Qualche mese prima l’IIS Q. Sella di Biella, la scuola che frequento, aveva ospitato la mostra itinerante, dandoci la possibilità di fare da guida agli studenti in visita. Si erano organizzati dei turni e, proprio mentre era mio compito seguire un gruppo di ragazzi, arrivò il governatore dell’Area 3 Roberto Carta Fornon che era venuto per accompagnare Germano Tabaroni, presidente del Panathlon Club di Chiavari. La mostra sarebbe poi arrivata anche nella sua città ed era interessato a come si era organizzata a Biella, ovvero coinvolgendo le scuole del territorio. Rimase colpito, mi chiese se avrei voluto portare la mia esperienza come studentessa in una conferenza a Chiavari ed è proprio quella cittadina della Riviera di Levante della Liguria il mio capolinea.

 

Una calorosa accoglienza, una passeggiata sotto gli antichi e caratteristici portici ascoltando gli aneddoti riguardanti la storia della città … sono avvolta quindi dalle parole del presidente Tabaroni che fanno viaggiare la mia mente nel passato mentre il mio volto è accarezzato dalla brezza del mare. È il 17 aprile ed entriamo nell’Auditorium San Francesco per un incontro a più voci sullo Sport. Si susseguono svariati interventi, ma di uno in particolare rimango colpita per l’entusiasmo, la passione e la schiettezza dimostrata: è quello del velocipedista Luciano Berruti. Ultimo è il momento durante il quale viene presentata la mostra realizzata dalla professoressa Adriana Balzarini, mostra che arriverà lì il 6 maggio.

Un grandissimo onore per me poter presentare il suo meraviglioso lavoro ed è con questo pensiero che salgo sul palco. Non sono sola perché al mio fianco c’è la mia professoressa Anna Zumaglini che inizia con il raccontare com’è nata e si è sviluppata la mostra fino ad arrivare nella nostra scuola a Biella. Proseguiamo con un dialogo, la sua voce si alterna con la mia: lei legge alcune frasi estratte dall’articolo che ho scritto in merito alla mia esperienza come guida e io do vita a quelle semplici parole arricchendole con lo stesso entusiasmo vissuto negli intensi giorni trascorsi tra i pannelli della mostra che evidenziavano la fatica, la passione e le vittorie di grandi donne, lo stesso entusiasmo che porto ancora oggi impresso nel mio cuore e nella mia memoria.

Sono felice del successo che ha avuto il nostro intervento ma ancor di più per le persone che ho potuto conoscere: persone che hanno saputo apprezzare il mio impegno, persone con cui ho potuto confrontarmi, persone che hanno voluto condividere con me esperienze di vita personali che sicuramente potranno essermi d’aiuto nel mio cammino di crescita. Le differenze di generazione, di ruolo e di provenienza perdono la loro importanza perché le parole di speranza scambiate prendono il sopravvento e ci uniscono.

 

Pronta per ripartire, scendo le scale della metropolitana e sono costretta a correre per salire sulla linea 8 che è in partenza. Questa volta so di essere diretta in Valle d’Aosta, tuttavia inaspettato è un incontro che sembrava così distante dalle possibilità della realtà, ma che invece si è avverato nel migliore dei modi. È il 18 aprile e, tra le mura del Forte di Bard, si tiene l’assemblea ordinaria dell’Area 3 del Panathlon. Sono stata invitata per la premiazione, ma l’assemblea è ancora in corso, per questo mi siedo in fondo alla sala e aspetto. Gli interventi sono piuttosto concitati, alcune persone sono coinvolte e attente, altre entrano perché appena arrivate. In un quadro piuttosto movimentato la mia professoressa Anna Zumaglini, presente perché segretaria del Panathlon Club di Biella, si avvicina e mi chiama. Mentre mi alzo e mi dirigo verso il perimetro della sala, lei si sposta e, come per magia, appare dietro di lei la persona che ha ideato e realizzato la mostra, quella stessa mostra che mi aveva fatto vivere grandi emozioni, emozioni che il futuro sembrava non voler smettere di riservarmi. Con estrema naturalezza e meraviglia … un sorriso, un abbraccio, la gioia di essersi finalmente potute incontrare e la gratitudine reciproca. Il premio ricevuto poco dopo è proprio un riconoscimento per la mia esperienza di studentessa e di accompagnatrice delle scuole nella visita della mostra, ma tutto questo ha avuto per me un significato maggiore perché a consegnarlo c’era lei, la professoressa Adriana Balzarini.

 

In realtà vorrei rimanere lì, avvolta da quelle forti emozioni, ma è ora di ripartire. Il mondo che ci circonda è come un flusso di eventi che si possono trasformare in occasioni, è come una metropolitana composta da linee infinite che si intrecciano. Alcuni avvenimenti sono fortuiti, ma sta a noi immergerci in quel flusso, sta a noi salire su quella linea della metropolitana e scegliere di vivere di emozioni e di incontri.

 

Ilaria Ubertino Rosso, 4° C LSSAM

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