Gli avvocati con i ragazzi della redazione

L’incontro di due avvocati con i ragazzi della redazione NewsBiella Young dell’IIS “Q. Sella”

 

“Non condivido ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”: forse non è stato proprio Voltaire ad affermarlo,  ma sicuramente l’illuminista più celebre già rivendicava  libertà di stampa e libertà di espressione, che,  martedì 6 giugno all’IIS “Q. Sella”, hanno costituito il filo conduttore dell’incontro con due avvocati biellesi.

L’avvocato civilista, Francesca Bodo, e l’avvocato penalista, Enrica Ramella Valet, hanno parlato agli studenti dell’Istituto che costituiscono la redazione NewsBiella Young, di tutto quanto un aspirante giornalista dovrebbe conoscere: libertà di stampa e pluralismo, appunto, ma anche diffamazione, vilipendio, violazione della privacy etc. Si sono soffermati, quindi, sulle conseguenze penali che si determinano quando vengono pubblicati articoli o fotografie che violino i criteri imposti dalla giurisprudenza.

L’analisi è iniziata con la citazione dell’articolo 21 della nostra Costituzione, che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

L’Italia, secondo le statistiche di Reporters sans frontières, non svetta nella classifica della liberta di stampa che viene pubblicata annualmente, ma i giornalisti, costituzionalmente, possono esprimersi liberamente prestando tuttavia  attenzione a quanto scrivono soprattutto ora che, tramite i social network, le notizie si diffondono con molta più facilità e  si allarga  la possibilità di ledere la sensibilità altrui.

La stampa, come detto, non può essere soggetta a censura, ma deve rispettare alcuni limiti imposti dal diritto: non deve, per esempio, diffamare, offendere il sentimento religioso, istigare al suicidio, rappresentare apologia di reato o vilipendio alla bandiera o al Capo dello Stato.

Solo “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”, sancisce l’articolo 33 della nostra Costituzione e pertanto non sono soggette alle limitazioni sopraesposte, benchè l’autorità giudiziaria possa disporre il sequestro delle opere per altri motivi (per esempio la mancata tutela della sicurezza).

Gli avvocati hanno parlato del “diritto d’autore” (1941), della “legge sulla privacy” del 1996, riferendosi a casi esemplari e anche agli atteggiamenti ormai così diffusi in rete e passibili di reato.

Per concludere, si è sottolineato che il giornalista gode del diritto di critica, di cronaca e di satira; è proprio la satira che, storicamente, critica e sferza ogni aspetto della nostra società, ma non deve oltrepassare i limiti, di cui si è parlato prima, imposti dalla legge. Probabilmente la bravura, la professionalità e l’incisività di un giornalista sull’opinione pubblica si misurano nella sua capacità di armonizzare critica e rispetto.

Gli spunti di riflessione sono stati davvero molteplici: i neo-giornalisti hanno apprezzato l’intervento e hanno ringraziato i due avvocati che si sono prestati a questa attività un po’ fuori dagli schemi della didattica.

Matilde Maccario, Giacomo Larice, Alessia Mazzia, Benedetta Comoglio   III e IV D L.S.S.A

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