Hayao Miyazaki

Mondi e creature incredibili, magia, tradizione e tanto altro: tutto questo nasce dall’incredibile genio creativo di Hayao Miyazaki. Con i suoi cinquant’anni di carriera, è considerato l’esponente dell’animazione orientale più conosciuto all’estero. Osannato dalla critica e amato dal grande pubblico, è stato più volte paragonato a Walt Disney per l’importanza dei suoi contributi nel settore dell’animazione e ad Akira Kurosawa per l’immensa orma lasciata nel cinema nipponico. Tutti, o almeno molti conoscono il personaggio, la sua arte, ma chi è realmente l’artista? Chi sta dietro il simbolo dell’animazione contemporanea? 

Miyazaki nasce a Tokyo il 5 gennaio 1941 da Katsuji Miyazaki, ingegnere aeronautico, e la moglie Dola. Nonostante il conflitto mondiale trascorre un’infanzia serena con i tre fratelli, grazie all’agiatezza economica su cui la famiglia può contare. 

Hayao si appassiona velocemente al disegno, ai manga, agli anime (fumetti e cartoni giapponesi) e al cinema. Si laurea in Scienze Politiche ed Economiche e, successivamente, entra a far parte dello staff di disegnatori della Toei (importante studio di animazione giapponese). Qui muove i primi passi in questo mondo e conosce la moglie Akemi Ota, con la quale avrà poi due figli. Alcuni anni dopo incontra Isao Takahata, colui che sarà  destinato a diventare il suo più grande collaboratore e amico, e insieme si trasferiscono alla A Production. 

 A questo punto inizia un periodo impegnato per l’artista, che dovrà farsi largo con il compagno nell’industria dell’animazione, collaborando con vari studi, ma anche sperimentando nel lavoro indipendente. In questo periodo mette la firma a grandi progetti che saranno destinati a riscuotere un incredibile successo anche in occidente: le serie di Lupin III, Heidi, Conan e Sherlock Holmes. Nel 1979, finalmente, dirige il suo primo lungometraggio, tracciando un nuovo standard nell’animazione vista fino a quel momento per l’incredibile fluidità dei disegni e la ricchezza di dettagli: Lupin III – Il Castello di Cagliostro. 

Intanto, oltre al lavoro cinematografico, Miyazaki si interessa alla creazione di manga, tra cui Nausicaä della Valle del vento. L’enorme successo del fumetto, riprodotto poi come lungometraggio, gli permette di compiere il grande passo: fondare uno studio di animazione proprio. Nel 1985, da Miyazaki e il collega Takahata nasce lo Studio Ghibli ( letteralmente “scirocco”, ma è anche un aereo italiano degli anni ‘30). Da qui in poi sarà una rapida sequela di successi internazionali, che porterà lo studio di animazione e il suo creatore nell’Olimpo del cinema. I film dello studio, e soprattutto quelli di Miyazaki, vengono più volte premiati con l’Oscar e il Leone d’oro della Mostra di Venezia. 

I lavori di Miyazaki spiccano  per  vivacità e per una sovrumana sensibilità. Il successo è portato anche dalla chiave internazionalistica delle sue opere. Infatti i suoi film, oltre a esaltare la tradizione e il folclore nipponici, sono ricchi di culture diverse. Prima fra tutte è la componente italiana. Miyazaki è infatti un grande amante del Belpaese: in Si alza il vento tratta dell’ingegneria aeronautica italiana; in Laputa – Castello nel cielo trae ispirazione per i disegni da Civita, frazione di Bagnoregio (provincia di Viterbo),  che fa  parte dei borghi più belli d’Italia ed è famosa per essere stata definita “La città che muore” dallo scrittore Bonaventura Tecchi; e con Porco rosso ambienta un’intera pellicola sulla costa adriatica, tra idrovolanti e pirati del cielo. 

Un altro punto di forza delle sue opere è l’impronta autobiografica: in Il mio vicino Totoro e in Si alza il vento racconta il dolore che provò da bambino per la malattia della madre; sempre in Si alza il vento e poi in Porco rosso narra della grande passione tramandata dal padre: l’aviazione. In quasi tutti i suoi film è rilevante il tema del volo, inteso come liberazione dalla forza di gravità; in Ponyo sulla spiaggia e ne La città incantata degli episodi della sua infanzia. 

Tutti i lavori del maestro sono tessuti da una stessa lana. In ogni film è presente quel qualcosa che lo rende facilmente riconoscibile, accogliente, come un ritorno a casa: una filosofia comune che permea ogni disegno. 

<<La filosofia di Miyazaki unisce romanticismo e umanesimo a un piglio epico, una cifra di fantastico visionario che lascia sbalorditi. Il senso di meraviglia che i suoi film trasmettono risveglia il fanciullo addormentato che è in noi.>>

Così si esprime Marco Müller, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, a proposito del regista. 

I lavori di Miyazaki, anche se a detta sua non sono sviluppati seguendo schemi e temi prestabiliti, presentano argomenti, scenari e personaggi ricorrenti. 

Fatta eccezione per due pellicole, i protagonisti dei film del regista sono bambini o adolescenti. Egli esprime una grande attenzione nei confronti degli anni della giovinezza, affermando che <<Il paradiso risiede nei ricordi della nostra infanzia>>. Ha rivolto però varie critiche alla dipendenza contemporanea dei bambini dal mondo virtuale, aggiungendo la necessità di un ritorno al contatto con la natura. 

In quasi tutte le sue produzioni, Miyazaki non inserisce alcun personaggio del tutto negativo, ma essi sono dinamici, in grado di mutare, non classificabili in tradizionali dicotomie come bene-male. Nel film Principessa Mononoke, ad esempio, si racconta la lotta tra natura e uomo. L’autore però non si schiera nello scontro, evidenziando atteggiamenti “buoni” e “cattivi” per entrambi le fazioni (Lady Eboshi distrugge la foresta per ottenere materie prime per scopi industriali, indispensabili però per nutrire le donne e i lebbrosi che ospita alla sua Città del Ferro). Solitamente, alla fine delle sue pellicole, i protagonisti non si realizzano sconfiggendo il “male”, ma, prendendo di nuovo come esempio La Città Incantata, la piccola Chihiro lo fa acquistando la capacità di sopravvivere ai cambiamenti della giovane età.  

Un altro elemento ricorrente nei lavori di Miyazaki è la presenza di protagoniste femminili, o comunque personaggi chiave nella vicenda appartenenti al gentil sesso. Il regista, definito più volte femminista dalla critica, è solito caratterizzare questi personaggi come figure forti che vanno contro i ruoli di genere comuni dell’animazione giapponese. Sono donne che riparano l’idrovolante del protagonista in Porco rosso, sono donne anche quelle che lavorano all’impianto termale ne La Città Incantata e alla Città del Ferro in Principessa Mononoke danno consigli e prendono l’iniziativa. 

Nelle pellicole del maestro è presente un estremo pacifismo. Opera antibellica per eccellenza è Il castello errante di Howl, dove il protagonista, appunto Howl, ripudia energicamente la guerra e rifiuta di unirsi alla lotta. A testimoniare il fatto che dallo scontro non si può sfuggire, e quindi che non potrà mai esserci una pace duratura se non quando tutte le persone e tutti gli Stati collaboreranno per il medesimo obiettivo,  nonostante il personaggio faccia di tutto per sottrarsi alla lotta, viene comunque inglobato in essa. 

Altro elemento fondamentale e l’ambientalismo. Ci sono personaggi che trasferendosi in campagna,  ritrovano se stessi e riescono a entrare in contatto con la natura; foreste primordiali, incontaminate e piene di vita; spiriti di fiumi inquinati, maledetti dalla sporcizia, che cercano la pace. Miyazaki sottolinea spesso la fragilità del pianeta Terra e, nonostante faccia parte di diverse associazioni volte a tutelarlo, è pessimista al riguardo. 

Avendo partecipato, alla fine degli anni Sessanta, a movimenti di sinistra e a varie lotte sindacali, e poi  proseguito con l’università gli interessi politici, Miyazaki non può non inserire nei suoi lavori connotati marxiani, riprendendo come tipologia la favola satirica tipica di Orwell (al quale ha confermato più volte di ispirarsi), soffermandosi sulla descrizione della classe operaia. Trattandosi però di film per ragazzi, non calca la mano, e la propaganda politica è solo accennata, di contorno. Eccezione fa Porco rosso, nel quale il protagonista critica con cadenza regolare il fascismo e il suo sistema di repressione, esprimendo la sete di libertà degli uomini con la metafora del volo. 

Tema ultimo, ma forse più importante per il regista, è quello dell’amore. Un amore quasi sempre infantile, delicato, che ha il potere da solo di rompere maledizioni, cambiare delle vite e, in Ponyo sulla scogliera, addirittura di salvare il mondo intero. In Porco rosso, opera che si differenzia dalla altre insieme a Principessa Mononoke per degli elementi più maturi, è presente un amore nostalgico e sofferto.   

L’esperienza cinematografica dei lavori di Miyazaki non è qualcosa che si sperimenta spesso con i film a cui siamo abituati in Occidente, dove ogni sequenza è creata e girata in favore della trama. Le pellicole del maestro sono ricche di dettagli e accorgimenti che al fine del racconto potrebbero anche rivelarsi inutili, eppure è proprio grazie ad essi che l’opera cattura lo spettatore, lo prende per mano e lo accompagna, raccontandosi con estrema sincerità. Sono presenti scene intere, anche di cinque minuti, che potrebbero definirsi “vuote”, in cui i personaggi non fanno altro che prendersi una pausa, magari ripercorrendo la strada fino a quel punto compiuta, o ricordando la posta che c’è in gioco, il loro obiettivo. Questi momenti vengono saggiamente scanditi con una musica appena accennata, tranquilla, e una regia e una fotografia altrettanto delicate. Ed è una pausa anche per lo spettatore: un grande respiro dove si vive l’esperienza a trecentosessanta gradi, mostrando anche i momenti meno cinematografici dei personaggi, studiato apposta per rendere le scene seguenti ancora più coinvolgenti e vivaci  

Per rendere giustizia al regista necessiterebbero centinaia di approfondimenti e ricerche, analisi di ogni opera, che per ragioni ovvie non vi è tempo di compierli.

Spero comunque che questa breve introduzione possa invogliare, se non si è già fatto, alla visione dei lavori di Miyazaki e all’incredibile esperienza che essi comportano.   

Davide Gariazzo, 5A LSSP

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