Tosta la batosta, eh?

Una fine inclemente quella di quest’anno. Penso che ormai l’abbiate notato: perché, come tutti gli anni, ci siamo svegliati un mattino della seconda settimana di maggio e mentre, davanti allo specchio, riflettevamo lavandoci i denti, ci siamo resi conto che – guarda un po’ –: 

  1. avevamo interrogazioni cumulative su tutto il programma e non avevamo ancora iniziato a copiare gli appunti – accidenti! -;  
  1. alcuni moduli trimestrali erano del tutto privi di valutazioni – che poi dove stanno i tre mesi tra maggio e giugno? Davvero, mi piacerebbe saperlo ché non li ho mai visti-; 
  1. esiste una materia strana chiamata Educazione Civica, che per gli otto mesi precedenti era rimasta rannicchiata sotto un banco inutilizzato, in letargo, a crogiolarsi nella pacchia di non dover vedere insufficienze ancora per un bel po’. 

Risultato generale? Che domande! A parte la colazione andata di traverso, una corsa ai recuperi, alcuni datati il 16 dicembre, per assicurarsi una media decente; interi pomeriggi sui libri quando il clima suggeriva tutt’altro; mattinate in preda all’ansia, alla disperata ricerca di una calcolatrice o di un foglio protocollo. Il tutto, ovviamente, sommato alla novità dell’orario completo, alla sveglia impostata un quarto d’ora prima e a classi decimate dal Covid.  

Inutile dire che dopo due anni terminati in DAD la situazione ci ha colti impreparati. 

Insomma, abbiamo fatto tutto all’insegna della procrastinazione come se fosse un comportamento sano. Non diamo la colpa al caso o alla fortuna: “La responsabilità è di chi ha fatto la scelta; la divinità è incolpevole.” 

Non credo che questo livello di disorganizzazione favorisca l’attività didattica, né quella di studio. Troppe notti insonni. Troppi debiti col fiato sul collo… 

Oramai è tardi per rimediare: les jeux sont faits. Che questo ci sia d’insegnamento per l’anno prossimo. 


Mila Biasetti, 3°F LSSA

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