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Il progetto “Un libro, tante scuole”

Lunedì 18 maggio siamo entrati nell’Auditorium del Lingotto e, con piacevole stupore, ci siamo accorti che era pieno di ragazzi che, come noi, hanno condiviso il progetto “Un libro, tante scuole”, il che significa che tutti i presenti hanno avuto modo di leggere il libro di Azar Nafisi Leggere Lolita a Teheran. Si tratta di un libro che ci fa capire come cose, che noi diamo per scontate, come poter camminare per strada prendendosi per mano, oppure scambiarsi un bacio in pubblico, o anche avere un animale domestico siano impossibili da realizzare in alcune parti del mondo.

Dopo la classica introduzione in cui ci vengono rivolti i saluti istituzionali di rito dagli organizzatori del Salone del Libro e dagli enti che hanno sponsorizzato l’iniziativa, la giornalista Barbara Stefanelli del Corriere della Sera comunica alla platea una serie di numeri, vale a dire che sono stati distribuiti 7000 volumi a 345 classi distribuite in 18 regioni, per cui poi sono stati pubblicati 158 lavori da parte di alcune di queste classi, con 3000 accessi a storytel. Sono stati poi realizzati podcast e svolte quattro lezioni a Napoli, Vicenza, Torino e Milano presso le Gallerie d’Italia.

Poi finalmente arriva il momento in cui tutti possiamo ascoltare in videoconferenza Azar Nafisi. Il suo intervento comincia facendo un riferimento a Pinocchio, il libro che suo padre le leggeva quando era piccola, e a questo proposito la scrittrice iraniana ci dice subito una cosa bellissima e cioè che Pinocchio le ha insegnato che per essere umani abbiamo bisogno di creare legami con gli altri.

La scrittrice iraniana continua dicendoci che lei ha voluto creare, con le sue opere e in particolare proprio con Leggere Lolita a Teheran, una Repubblica dell’immaginazione, perchè l’immaginazione non conosce confini; per gli esseri umani, al contrario, un sistema totalitario è proprio la soppressione delle libertà ma, in particolare, dei diritti esistenziali. Invece sono la curiosità e l’empatia che ci consentono di entrare nelle regioni dell’immaginazione. Tant’è vero che le ragazze protagoniste del romanzo Leggere Lolita a Teheran, a un certo punto, dicono che erano diventate il frutto dell’immaginazione di qualcun altro, ma loro volevano cercare la verità e quindi queste giovani ragazze, attraverso l’amore e la letteratura lottano, non solo per le donne e non solo per gli iraniani, perché il concetto di libertà è universale e lo scrittore attraverso le sue opere deve essere un testimone di verità. Quindi bisogna sapere, per definire meglio se stessi, seguire le proprie passioni, perché più noi ci conosciamo e più avremo anche capacità di acquisire una nostra consapevolezza. In effetti, le giovani protagoniste esercitano una forma di resistenza, come possibilità di realizzarsi e come diritto a scegliere chi essere.

Le storie tengono in vita. In un paese totalitario accade sempre che il controllo venga esercitato sui corpi. Questo controllo non è casuale, perché la repressione parte proprio dai corpi per arrivare fino al pensiero. E quindi quello che ci chiedono i giovani

di quei Paesi è una forma di resistenza, in particolare tutti quei giovani che sono sottomessi a regimi totalitari chiedono al mondo di non dimenticarli, poiché siamo accomunati dagli stessi desideri. Il potere quindi è dato dall’immaginazione, una bella poesia è la verità. Il potere è basato su ciò che facciamo e pensiamo e non è quindi necessariamente basato sulla violenza, anzi sarebbe un errore diventare come

l’oppressore che esercita la sua violenza sugli oppressi. Il canto, la danza sono una forma di potere, per megio comprendersi bisogna adottare un atteggiamento empatico, ben riassunto dall’espressione Walking on my Shoes. Azar Nafisi ricorda a tutti i ragazzi riuniti nel grande auditorium che la letteratura è fondamentale, non solo perché ci permette di immedesimarci con i personaggi, con le loro storie, ma anche perché ci permette di ricordare; infatti, la letteratura deve essere “guardiana” e deve preservare la memoria e, in particolare, il ricordo di chi ha donato la sua vita per difendere la libertà.