SCIENZE APPLICATE…AL TEST DI MEDICINA

Romina Mirsepanj

53.268. É questo il numero dei candidati che hanno affrontato il test di medicina, l’8 settembre 2015: un valore cinque volte superiore al numero di posti effettivamente disponibili, poco più di 9 mila.

In 3400 ci siamo presentati alle 9 di mattina davanti ai cancelli dell’Università degli Studi di Milano, la sede da me indicata come prima scelta. “Un esercito di combattenti agguerriti” ho pensato mentre appiccicavo il codice anonimo sul mio foglio-risposte. Soltanto in 350 avrebbero potuto effettivamente studiare tra i banchi di questa università, una volta superate le selezioni, ed io non ero che una tra tanti. Una recluta alla sua prima battaglia, lontana 100 km da casa, ma pronta più che mai alla “conquista” di un posto in una delle sedi più ambite in Italia.

“È un test difficilissimo, hai dovuto studiare tanto per poterlo passare?” 
Questa è una delle domande che mi sento rivolgere più spesso. No, dopo l’Esame di stato (terminato per me il 3 luglio) mi sono concessa una pausa e delle meritate vacanze al mare.
Solo tre settimane prima della fatidica data ho ripreso in mano i libri per prepararmi al test, che comprendeva 60 quesiti da svolgere in 100 minuti: di logica, di biologia, di chimica, di matematica e fisica e, infine, di cultura generale.
Leggendo attentamente il bando del concorso, mi sono soffermata sorridendo sull’“allegato A”, ossia il programma relativo ai quesiti della prova di ammissione: la somiglianza con il piano studi del triennio del Liceo Scientifico delle Scienze Applicate che ho frequentato per cinque anni era davvero incredibile. Ripassare, ecco ciò che mi era sufficiente fare: soltanto ripassare i concetti che erano già stati spiegati in classe, con passione, dai miei professori (quello che avevo osservato e mi aveva affascinato nei laboratori di chimica, biologia e fisica) e riguardare le altre materie, studiate con interesse nell’arco degli anni passati tra i banchi del liceo. La strada che avevo percorso si era rivelata, quindi, quella più adatta per gli studi futuri. E quindi, dopo aver rispolverato dalla cantina libri e appunti degli anni scorsi, ho rinfrescato la memoria, concentrandomi principalmente su biologia e chimica e risolvendo quiz di logica.

I risultati, arrivati dal MIUR dopo un mese dalla data del test, sono stati per me sorprendenti: il punteggio di 50,5 mi ha permesso di essere assegnata alla mia prima scelta, l’Università degli Studi di Milano, oltre che di ottenere un’ottima posizione in graduatoria nazionale: tra i primi 900 in Italia (precisamente 872), su 53mila. Una gran bella soddisfazione.

Milano, metà novembre
Mi preparo ad affrontare la prima settimana nel reparto di oncologia dell’ospedale San Paolo di Milano, dove per tre settimane, in tre reparti diversi osserveremo il lavoro di medici ed infermieri per comprendere ciò che è alla base del rapporto medico-paziente: l’empatia. Il camice bianco che indosso è lo stesso che, soltanto qualche mese fa, mi accompagnava nei laboratori di chimica e biologia della mia scuola.
Biochimica, fisica e istologia: sono queste le materie che riguarderanno il primo semestre del primo anno, a cui si aggiunge una piacevole riscoperta, filosofia (della scienza) insieme a storia della medicina: senza le ottime basi che mi hanno fornito i miei professori con impegno, dedizione e disponibilità, forse tutto questo non sarebbe stato possibile.

Romina Mirsepanj, ex allieva V A Liceo Scientifico delle Scienze Applicate

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