“Il mondo alla fine del mondo” – Luis Sepulveda

Recensione del libro a cura di Clotilde Graglia

“Il mondo alla fine del mondo” è un libro di Luis Sepulveda (1949-2020), scrittore cileno divenuto celebre nella letteratura contemporanea grazie a titoli come “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” e “La gabbianella e il gatto”.

Il libro è stato pubblicato nel 1989 ed è un romanzo d’avventura narrato in prima persona. Il protagonista, che presenta molti tratti in comune con Sepulveda, tramite continui flashback ricorda eventi della sua adolescenza e li mette a confronto con ciò che sta vivendo nel momento in cui narra (età adulta).

La trama tratta di questo uomo che, da ragazzo, essendo un appassionato del romanzo “Moby Dick”, andò nel sud del Cile sulle baleniere per vedere come fosse realmente il mondo della caccia alle balene, che tanto lo esaltava; in uno di questi viaggi, però, parlando con il capitano della baleniera, scoprì che quel mestiere era destinato a scomparire.

Il protagonista venne poi mandato in esilio in Germania a causa della dittatura cilena e iniziò a lavorare per un’associazione contro la caccia alle balene, dunque c’è una crescita del personaggio, che cambia opinione in merito a questa pratica.

La vicenda vera e propria si concentra sulla scoperta e l’investigazione di una nave fantasma giapponese, denominata Nishin Maru, che praticava la caccia alle balene illegalmente.

L’impronta del libro è ecologista e fa riflettere su come, con il passare del tempo, le usanze comuni vengano abbandonate e dichiarate illegali, ma comunque praticate, e sulla difficoltà di considerarle illegali perché legate ai propri sentimenti passati.

Questo libro mi ha molto appassionata perché la storia era avvincente e, sebbene il tempo della narrazione cambiasse frequentemente e rendesse difficili alcuni passaggi, aiutava anche a far sì che fosse meno noioso e scientifico.

Clotilde Graglia