
Il nostro viaggio sul Treno della Memoria è iniziato qualche mese fa; la prima tappa è stata decidere di partecipare al concorso “Shoah: memoria e futuro”, la seconda è stata la graditissima scoperta che il nostro gruppo, la classe V A ELT, era tra i vincitori del concorso, la terza, impegnativa e coinvolgente, la partecipazione al viaggio a Berlino e a Cracovia e oggi, martedì 5 maggio, con la visita al Memoriale della Shoah di Milano, siamo giunti all’ultimo appuntamento di questo lungo cammino.
Ad accoglierci all’interno del Memoriale troviamo, scritta sulla parete d’ingresso, a caratteri cubitali, la parola voluta da Liliana Segre: INDIFFERENZA. E’ la nostra guida, un signore preparatissimo e appassionato, che ce la fa notare, spiegandoci che indifferenza, paura e condivisione sono stati gli atteggiamenti che hanno determinato le condizioni per cui è stato possibile mettere in atto in Europa e in Italia la persecuzione razziale. Attraverso una sintetica e precisa ricostruzione, sono stati ripercorsi i fatti che, tra l’ascesa del fascismo e la disfatta della Seconda guerra mondiale, hanno visto gli Italiani aggressori e aggrediti, allo stesso tempo, per le conseguenze dell’occupazione nazista, per l’applicazione delle leggi razziali e per la guerra civile divampata dopo l’armistizio del ’43. I ragazzi hanno ascoltato in silenzio con molto interesse, colpiti dalle dinamiche disumane attraverso le quali si attuava la deportazione di esseri umani dal Binario 21, luogo solitamente adibito a trasportare posta, merci o animali. L’emozione era di fatto palpabile, complice il buio e l’efficacia delle installazioni essenziali ma di grande effetto (vecchi vagoni ripuliti ma non restaurati, un gigantesco pannello recante i nomi di tutte le persone partite e per la maggior parte mai più ritornate, 27 soli superstiti su 774 del treno della Segre, una serie di cubi al cui interno è possibile sentire le videointerviste a Edith Bruck, Nedo Fiano, Liliana Segre ed altri testimoni). In questa voluta oscurità due i punti luce di valore decisamente simbolico: la biblioteca e un oblò. La biblioteca perché la cultura e la conoscenza possono essere antidoti alla barbarie, anche sa da soli non sono sufficienti, tanto che la senatrice Liliana Segre dice che per l’umanità è fondamentale mantenere il sentimento della compassione. E a questo proposito sono davvero una carezza le parole che la nostra guida rivolge ai ragazzi:” Io vedo sui vostri volti il colore della vita e tutti siete meravigliosamente uguali nella vostra multietnicità”.
L’altro punto luce è un oblò che illumina una barra posta a terra in direzione di Gerusalemme e ciò non può che riportarci al sapore amaro delle parole di Primo Levi e alla loro attualità, perché non solo è accaduto in passato, ma la tragedia di altre violenze sta accadendo di nuovo sotto i nostri occhi. Allora siamo tornati verso l’ingresso e abbiamo riletto la parola che ci aveva accolto con una consapevolezza nuova.




